La Democrazia Cristiana non è il Partito del suo leader, ma appartiene ai suoi associati.

Non a caso quando Martinazzoli pensò di chiuderlo., la Cassazione, con la sentenza 25999/2010, sentenziò che la Democrazia Cristiana poteva essere cassata dai suoi soci, attraverso un Congresso, e non secondo una volontà estemporanea di un Segretario.

La Dc odierna, in piena continuità con quella del 1943-1994, è ripartita proprio di lì, da quel concetto giuridico e politico al tempo stesso.

Essa, a tutti i livelli, compresi quelli locali, sceglie la sua classe dirigente attraverso i congressi.

Per quello comunale ha riunito tutti i suoi soci torinesi il 18 settembre 2021 e per quello provinciale quanti erano iscritti nell’area metropolitana di Torino il 2 dicembre 2023.

Così ha scelto la sua classe dirigente locale, tuttora in carica.

Dunque, nella Dc, è la base che sceglie i vertici e non viceversa, come ormai è prassi comune in troppi partiti.

Questo è il primo passo per un confronto coi cittadini all’insegna della chiarezza.

Altri momenti sono i convegni su base tematica che hanno il compito di presentare le idee del partito sui temi di maggiore attualità.

Un confronto abituale ed approfondito coi cittadini per indirizzare l’impegno del partito sui contenuti più utili alle esigenze delle comunità.

Non mancano anche presenze pubbliche, nelle piazze, attraverso i gazebo, per far conoscere meglio orientamenti ed idee della Dc.

Infine, vengono redatti costantemente documenti sui principali temi della politica nazionale e locale e, in particolare, ogni settimana viene editato Dc Notizie, la voce ufficiale della Democrazia Cristiana torinese.

In definitiva, al di là delle stagioni che si sono succedute nella vita italiana, la Dc rimane un partito ancorato ad una visione popolare e ad uno spirito di servizio, così come era stato pensato e voluto da Luigi Sturzo, quando, nel 1919, fondò un partito di cattolici appellandosi ai Liberi e Forti.


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