Il primo quesito cui dobbiamo rispondere è se la Democrazia Cristiana abbia o no una Cultura Politica.

La risposta è sì.

Ma di quale sia la Cultura Politica della Democrazia Cristiana parleremo in un prossimo, ravvicinato intervento.

In questo primo contributo occorre affrontare alcune questioni preliminari.

La prima domanda è la seguente: è bene che un Partito abbia una Cultura Politica o questo è una sorta di fardello addirittura controproducente?

In altre parole, è preferibile che un Partito si confronti di volta in volta ad affrontare i problemi della società senza avere una visione di fondo, facendosi forte della capacità di soluzione dettate dalle intuizioni del momento o, invece, occorre avere dei punti di riferimento ideali capaci di determinare le soluzioni ai problemi stessi?

E’ del tutto evidente che i movimenti nati sulla base di istanze momentanee possono offrire interessanti soluzioni nell’immediato, ma è solo chi ha un retroterra ideale e di principi di fondo può garantire risposte valide efficaci e durature.

Dunque, è preferibile avere un retroterra culturale che spuntare d’improvviso per mettere una pezza a qualche vicenda assurta ad importante ed impellente questione.

In più, generalmente, movimenti di questo tenore appartengono all’area della contestazione e del populismo, non del progetto.

Del resto abbiamo visto in un recente passato come movimenti e partiti che addirittura si vantavano di non possedere alcuna cultura politica non abbiano realizzato molto per il progresso della vita pubblica.

Oggigiorno, assistiamo, invece, ad un susseguirsi di prese di posizione, anch’esse prive di un filo conduttore, che stanno creando incertezza ed instabilità.

Dunque, ben venga un partito che sostiene di avere punti di riferimento costanti nel tempo.

Ci si può, in un secondo passaggio, legittimamente domandare se le culture politiche siano il retaggio di un lontano passato ormai superato o, invece, abbiano ancora un significato.

Certamente non si può pensare di continuare a soffermarsi su chiavi interpretative di una realtà magari vecchia di due o tre secoli.

Qualche cosa può mutuare anche dalla storia del pensiero politico, addirittura quello classico di provenienza greca o romana,  ma è certo che le dottrine politiche, pur radicate nel passato, devono avere una capacità di aggiornarsi e di lettura della realtà.

Per fare un esempio tra i tanti possibili, il giudizio sul rapporto tra capitale e lavoro non può più essere quello essere dello scontro tra proletari e padroni delle ferriere e neppure quello tipico della manifattura di stampo fordista, tuttavia il problema della collaborazione tra imprenditori e lavoratori, l’adeguatezza dei salari ed il problema dell’estensione dei diritti fondamentali anche nei Paesi di recente industrializzazione (dumping sociale) restano temi all’ordine del giorno e chi è depositario di un certo tipo Cultura Politica può affrontarli con maggiore cognizione di causa e capacità prospettica.

Dunque, occorre avere radici ideali salde nel passato, ma capaci di rinnovarsi di fronte alle sfide del presente e del futuro

Da dove proviene, in definitiva, la Cultura Politica della Democrazia Cristiana?

Da quella straordinaria stagione che coincise con la primavera dei popoli ottocentesca quando si svilupparono le ideologie figlie della caduta dell’Ancien Regime, in particolare il liberalismo ed il socialismo.

Il popolarismo, fondamento dell’identità democratico-cristiana, si collocò tra l’uno e l’altro, proponendosi di mitigare gli aspetti negativi di entrambi alla luce del magistero della Chiesa ed in particolare della dottrina sociale cristiana che si può far nascere con l’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII promulgata il 15 maggio 1891.

Valeva per allora, vale per oggi.


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